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IL DIVORATORE DI ANIME – CAPITOLO 104

DiPietro Sciandra

Feb 23, 2017

Capitolo 104

Pompei (in foto/Napoli)-Italia

Pompei, 30 agosto 2003

La città-mostro

Storia principale: febbraio 65 d.C.-terremoto.

24 agosto 79 d.C.-eruzione del Vesuvio e la città fu sommersa totalmente dalla lava.

Impressioni personali: secondo me, pur essendo all’inizio della visita sono già molto emozionato, perché avendo già studiato gli eventi che sconvolsero totalmente la città come degli eventi di forza maggiore che sconvolgono una persona creandone un mostro così pure la lava che rappresenta il male sconvolge una città creando una città-mostro che la rende irriconoscibile e nulla a che vedere con ciò che fosse prima; perché come la lava prende possesso di una città sconvolgendola e distruggendola creando un mostro con la sua forza diabolica che simbolicamente è appunto il fuoco dell’inferno.

Così come la lava prende possesso di Pompei, così la forza diabolica prende possesso di una persona sconvolgendola e creando un mostro. Quindi come pure la scossa del terremoto che sconvolse Pompei; un forte dolore sconvolge una persona; non è solo la scossa in per sé, ma gli effetti collaterali che creano lo sconvolgimento permanente e che cambiano la mente della vittima.

Quindi Pompei è come una persona che subisce il male subendolo violentemente, quindi Pompei è una città malata e va compresa come un malato vero e proprio; perché la vittima può manifestare il male che la possiede.

Una statua che non è affatto passata inosservata è quella del fuggiasco che rappresentava un uomo che stava per essere sommerso dalla lava senza possibilità di scampo. Non c’è cosa peggiore di aspettare la propria morte sapendo di cosa devi morire e nemmeno puoi tentare la fuga. Quindi essendo dannata l’anima di chi muore di morte violenta deve continuare a soffrire senza lasciare il posto della morte.

Quindi è da chiedersi: l’anima del povero malcapitato è morta insieme al corpo o no?

Affermare che l’anima ed il corpo muoiano separati o muoiono sempre insieme è credibile o muore prima l’anima e poi il corpo continua a vivere o muore il corpo e l’anima continua a vivere?

Quale di queste è più accettabile?

La statua più spaventosa e raccapricciante è quella di un uomo in posizione appiattita a terra, con evidenti gesti di disapprovazione e di dolore; sembra infatti che l’uomo stia piangendo battendo i pugni per terra mentre viene travolto dalla lava.

Molto interessante il lupanare con le sue 5 stanze ed un alloggio per la direttrice.

Particolarmente stuzzicanti le immagini raffigurate sui muri rappresentanti posizioni erotiche, che giustamente fungevano da stimolo e da suggerimento per i clienti.

Da notare che l’alloggio del lupanare non era particolarmente vasto, difatti le 5 stanze erano apposite per due persone. Il letto è in pietra; ma naturalmente si usava una forma rudimentale di materasso. Il lupanare era comunque abbastanza nascosto; anche se la discrezione era inutile visto il continuo via vai della gente.

Ho notato la grande meraviglia delle colonne doriche, ioniche e corinzie. Lo stile dorico rappresenta il maschio. Lo stile ionico è rapportato alla donna per la sua decorazione floreale.

Secondo me, lo stile più classico è il dorico, come il Partendone (Atene/Grecia).

Anche se lo stile che mi incanta di più dei tre è il corinzio; perché mi dà la sensazione dei fiori che nascono direttamente dalla pietra a differenza dello ionico che mi dà di più l’impressione di fungere da intermedio tra i due, ma non solo perché lo ionico; raffigurando l’immagine femminile mi dà la sensazione dell’amore.

Quindi riassumendo i tre stili; le mie sensazioni che mi creano un’implosione di sensi a vedere queste meravigliose colonne greche sono:

-stile dorico: è il più classico degli stili, certo penso al Partendone, ma non solo; perché penso al sistema trilite; ovvero delle tre colonne che reggono l’architrave. Io quando ammiro il sistema del trilite invece delle tre colonne vedo tre donne splendide da far scatenare i sensi per la loro bellezza divina.

Queste tre dee le immagino con le braccia alzate come se sorreggessero qualcosa. Le tre dee le immagino tutte e tre sorridenti anche se hanno un peso da reggere. Queste tre dee sono tutte e tre molto belle, ma le immagino ognuna con la propria personalità. Questo riguarda il trilite ionico. Le tre dee le immagino così:

-una rossa, capelli ricci, occhi marroni ed un viso da angelo, ma comunque bello e gonfio. Per quanto riguarda il corpo lo immagino procace con forme abbondanti. Il carattere lo immagino deciso, simpatico, ma con delle punte di presunzione e di desiderio al comando.

-La seconda la immagino bionda, alta, occhi celesti e piuttosto magra. Il carattere lo immagino dolce e delicato, con una voce da angelo da sembrare il canto di una sirena. Il difetto principale di questa dea è che si crede la più bella delle tre perché bionda e più socievole.

-La terza ed ultima la immagino una mora perfida, capelli lunghi ed ondulati, occhi marroni da sembrare lo sguardo di un lupo, talmente accesi e portati alla violenza ed al dominio sugli altri. Difatti questa dea la immagino molto cattiva e dispettosa, pretendendo sempre la ragione e quando non ce l’ha se la prende.

Questa dea ha una propensione caratteriale predisposta alla violenza ed all’uso della forza, per quanto possa apparire innocente ed inoffensiva.

Ora passiamo ai nomi: la rossa la immagino con il nome di Angelica, la bionda con il nome di Demetra e la mora con il nome di Cora.

A proposito, queste tre dee le immagino che sostengono l’architrave che io immagino come un enorme groviglio di rose rosse.

Invece l’ordine dorico lo immagino come tre dèi che con le braccia alzate sostengono l’architrave che lo immagino come un tronco.

I tre dèi li immagino così:

-uno biondo, simpatico, fisico scultoreo, occhi celesti. Il suo carattere lo immagino sicuro di sé, tenace e presuntuoso da non temere nulla, quando invece scopre di aver paura di molte cose.

-L’altro lo immagino moro, molto alto, occhi neri. Il suo carattere lo immagino come quello di un toro, forte, “senza testa”, molto ingenuo ed introverso.

-L’ultimo lo immagino castano, occhi marroni. Il suo carattere lo immagino crudele, egoista, desiderio di imporsi sugli altri e di sentirsi sempre il migliore in ogni cosa. I nomi li immagino così: il biondo Giorgos, il moro Kosmidis ed il castano Kostantinos.

Per quanto riguarda lo stile corinzio, invece, sempre tre dee:

-una mora che si chiama Beatrice che è tutta coperta di rose rosse

-una bionda che si chiama Diana che è coperta di rose nere

-una castana che si chiama Carola che è ricoperta di rose blu.

Per quanto riguarda i caratteri li immagino così:

-Beatrice incantevole, delicata, angelica ed un carattere comprensivo e socievole.

-Diana, invece, cattiva, perfida, pronta a tutto, senza scrupoli, traditrice, violenta e bugiarda.

-Carola, invece, carattere dolce, ma quando si arrabbia diventa un pericolo per tutti e per tutto.

Sempre riguardo a Pompei, l’emozione regna sui miei sensi; sembra davvero di tornare nel I secolo d.C., difatti tornando al mondo “reale”, sento la grande differenza dei due mondi completamente diversi. Tralasciando il fatto che Pompei sia una città-mostro, io riesco a vederci più vita di quella che si possa immaginare. Difatti, io ho provato la sensazione che la città sia morta a tutti gli effetti, ma la pietra in per sé dà l’impressione di una città morta, anche se guardando le cose ho l’impressione della vita di quel tempo.

Soprattutto ammirando le lunghe strade principali separate da una strada apparente stretta, che invece dà spazio alla città. Difatti la strada che separa le cose che si trovano a destra e a sinistra è il vuoto che riempie lo spazio come diceva Lao-Tze.

La grande sensazione di profondità, che si prova attraverso la strada principale, sembra non finire mai, come se si percorresse una strada dopo aver affrontato un lungo viaggio. Difatti quando si arriva alla fine di una lunga strada, sembra che ci sia il sole che ti aspetti a tramontare, come se volesse dirti:

Sei arrivato! Ora posso andare via!”

Questo mi dà la sensazione come a dire ecco il traguardo tanto atteso.

Difatti; il lungo cammino sembra il cammino della Terra che gira intorno al Sole.

Quando ammiri un paesaggio di Pompei di giorno; sempre dagli scavi, ti sembra di aver sempre fatto parte di quel mondo che ti sembra sconosciuto. Come è possibile?

Le colonne sembrano più che parti della città, sembrano gli abitanti della città-mostro.

Secondo me, potrebbero sembrare gli abitanti della città anche le statue in bronzo. La mia immagine di città-mostro è questa città abitata non più da esseri umani; ma da colonne che hanno subito mutazioni e da statue che sono diventate abitanti. Io considero abitanti della città-mostro anche i “fuggiaschi”; ovvero le persone rimaste intrappolate dalla lava solidificata.

Una lunga strada “popolata” da colonne in stile dorico la immagino, invece, come dei fiori giganti, un mondo fantastico che può farti immaginare qualsiasi cosa. Questo viale sembra non finire mai; queste colonne che per l’appunto mi sembrano dei fiori giganti; sembrano dare vita a ciò che è morto.

Difatti; secondo me se non ci fossero le colonne lungo il viale, la strada sarebbe morta e desolata; invece le colonne o fiori in questo caso danno vita; quindi possiamo considerarle veramente i “nuovi” abitanti della città-mostro.”

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