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IL DIVORATORE DI ANIME – Capitolo 130

DiPietro Sciandra

Mag 1, 2017

Capitolo 130

Roma, 5 febbraio 1888

Caro diario, ho scoperto che avvicinandomi così tanto a Dio è ovvio cadere in tentazione del diavolo. Secondo me il diavolo è il massimo odio per il genere umano e nessuno potrà mai comprendere i sentimenti del diavolo, perché anche se è considerato pazzo non è vero. Penso che il diavolo sia un’anima uccisa, per questo è dannata. Molti non comprendono e non condividono queste mie idee, perché penso che l’anima possa morire, con tutto che sia immateriale ed invisibile. Certe cose non sono dimostrabili, per questo conta la fede. Non so cosa possa far morire l’anima, ma spero di non scoprirlo. Scrivo tutto ciò in questo diario, perché forse potrebbe servirmi in futuro tutto questo, non perché io abbia tanto tempo libero; ma perché adorando tanto la scienza ed il desiderio di scoprire, penso che se io dovessi scoprire qualcosa di importante è giusto che io ne prenda nota. La magia della scrittura è per me qualcosa di sublime; perché scrivendo non si trasmette solo un messaggio, ma è una trasmissione di pensiero, perché chi leggerà questo diario penserà come me; e non solo saprà come vivevo. La letteratura non è come un documento, ma è un passaggio di anima. Forse potrebbe sembrare strano tutto questo discorso; ma chi leggerà il mio diario sarà una parte di me. Il diario non è solo un libro di segreti, misteri, paure, inconscio e frustrazioni, ma è come parlare a se stessi. Quando si scrive un diario si parla alla propria anima; per questo non ci si sente mai soli. Questo discorso è più profondo di quanto io mi possa aspettare; perché so che a volte potrei sentirmi molto solo; ma non è disperazione; perché stando da soli ogni tanto si comprende meglio se stessi. Sento molto il bisogno di scrivere; perché anche se ho molte donne; non ho ancora trovato il grande amore, con tutto che sia molto difficile; credo che comunque esista. Chissà, forse se io trovassi veramente il grande amore; nulla per me avrebbe più valore, a parte lei. Anche se ho perso i miei genitori molto presto, che mi hanno lasciato questa enorme villa, senza di loro è una casa senza anima. Forse per questo mi sento in dovere morale di aiutare gli altri, per dare loro ciò che non ho potuto avere io, anche se non mi mancano i soldi, io non ho tutto; forse proprio avendo i soldi mi accorgo di più delle cose che mi mancano, ma non è nulla di materiale, è l’affetto dei miei genitori che sono morti troppo presto. I miei genitori furono assassinati nel 1868, io avevo solo 20 anni, dei briganti che si sottraevano alla leva militare li uccisero per derubarli a tutti i costi. Io avevo cominciato a cercarli; ma non li ho mai trovati. Così, cominciai a pensare che solo servendo Dio si possa alleviare il dolore un po’ alla volta; ovvero volendo bene al Padre, non avendo più il mio, solo Dio potrebbe sostituirlo in qualche modo. Da quel giorno pensavo sempre di poter combattere da solo le ingiustizie e che oramai qualunque cosa mi fosse successa, nulla avrebbe potuto più farmi del male; nemmeno la morte. Servendo Dio, non avendo potuto più servire mio padre; non mi sento più tanto solo, anche se a volte penso che Dio faccia molto male ad amare l’uomo; perché con tutto ciò che esiste al mondo; qualunque cosa, sia viva che inanimata, si possa amare; ma amare l’uomo è il più grave sbaglio che si possa commettere e non è l’indifferenza come diceva Dante Alighieri. Forse scrivo tutto questo, perché sono deluso dal mondo; essendo orfano provo dei sentimenti che pochi possono comprendere per loro fortuna; perché tante volte, senza che ce ne rendiamo conto; non comprendere può diventare una fortuna, un bene prezioso. Pensandoci bene mi comprenderete con il tempo. Purtroppo, caro diario, la violenza ti fa comprendere tutto in fretta e nel peggiore dei modi; e quindi comprendere le cose con la dovuta calma è veramente un bene. Ora, comincio ad avere sonno; ci vedremo domani; buonanotte, caro diario.”

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