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IL DIVORATORE DI ANIME – Capitolo 141

DiPietro Sciandra

Mag 25, 2017

Capitolo 141

Roma, 16 febbraio 1888

Caro diario, oggi mi trovo al cimitero. Sto scrivendo proprio qui. Voglio scrivere subito le mie impressioni. Domani sarà l’anniversario della morte dei miei genitori; e preferisco scrivere oggi e restare fermo domani per rispetto. Ora mi trovo proprio davanti le loro lapidi. Il tempo non è dei migliori e spero che non pioverà. Il cielo è completamente nero; come se fosse solidale con me. Comincia a fare molto freddo, il tramonto si avvicina e tra poco al cimitero chiuderanno i cancelli. I miei genitori non moriranno mai per me; perché anche se non potrò portarli di nuovo in vita; io toglierò al mondo il più possibile per pareggiare i conti. Per questo sono diventato uno strozzino. Mi chiamano “divoratore di anime” ed ho deciso di accettarlo; perché il mondo mi ha creato e deve accettare le conseguenze. Io non ringrazierò mai il mondo di avermi rigenerato l’anima; perché credo proprio che l’anima di Maurizio Belmonte sia morta, io sono il Divoratore di Anime. Più soldi toglierò alle persone e più avrò fame di toglierne. Io non sono un ladro, ma il principe degli speculatori. Ho saputo che alcuni miei debitori, non potendo restituirmi tutti i miei interessi e finiti in miseria si sono impiccati. Ci sono stati morti per colpa mia, e vi assicuro, genitori miei, che ce ne saranno altri. Voi due valete più di tutte le persone del mondo per me, possono impiccarsi anche 10000 persone, per riscattare le vostre morti saranno sempre poche. Nell’affetto non conta la quantità; ma la qualità, nessuno potrà mai arrivare al vostro affetto nemmeno in 10000. 10000 persone non potranno mai amarmi come voi due. Potrei avere fama ed essere apprezzato ed ammirato anche da un popolo intero; ma non vi potrà mai rimpiazzare e compensarmi al colmo. Essere ammirato da voi due, per me vale che essere ammirato da tutta Italia. L’affetto dei genitori è insostituibile. Ho portato dei fiori; e spero che la pioggia non li rovini troppo. Sapete che domani non verrò. Il giorno 17 febbraio è l’anniversario della vostra morte e per questo è l’unico giorno che non verrò mai; per quanto possa sembrare strano non è una mancanza di rispetto nei vostri confronti, è che non ci riuscirei mai a venire per il forte dolore. Sta cominciando a piovere; il cimitero deve chiudere, e poi non voglio che la pioggia rovini il mio diario. Io combatterò sempre per la mia anima, se ancora ce l’ho. Voi per me siete tutto. A presto genitori miei. Ciao, caro diario.”

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