• Mar. Nov 24th, 2020

Ciadd News Radio e TV

Per info tel 320 221 74 20 e-mail ciaddsrl@gmail.com

IL DIVORATORE DI ANIME – CAPITOLO 34

DiPietro Sciandra

Set 24, 2016

orsi

IL DIVORATORE DI ANIME

Capitolo 34

Quindi, pur sembrando invincibili, spaventosi, mostruosi, senza pietà, senza cuore, inarrestabili; i Sin Alma possono essere sconfitti, certo, scoprire il loro punto debole è come scoprire il tallone di Achille. I Sin Alma non hanno nulla a che vedere con i vampiri, quindi dimenticatevi l’aglio, la croce, l’acqua santa, l’esposizione alla luce del sole ed ogni fantasia in riguardo all’immagine che non si riflette nello specchio.

Ogni Sin Alma ha un punto debole unico e diverso da tutti gli altri, non possono esistere due Sin Alma con le stesse caratteristiche sia positive che negative, potrebbero avere qualcosa in comune; ma è solo un caso.

Tornando al povero bambino che ebbe la sventura di odiare il miele che tanto amava per colpa di un orso che lo assalì per prenderne possesso. Con il passare degli anni, non solo il bambino, diventando ragazzo, odiava il miele solo a vederne un barattolo e se gli fosse caduto addosso, oppure un minimo contatto sulla pelle con il miele si sarebbe sentito male, immobile e preso dal panico.

Già, perché il miele sulla pelle gli avrebbe ricordato di nuovo la sensazione di essere assalito dall’orso. Gli anni passavano, e per il ragazzo la vista degli orsi, anche solo in televisione gli creava un disagio incontrollabile, uno smarrimento psichico irrefrenabile, che spesso lo costringeva a commettere atti di violenza, soprattutto con la prima persona che gli si trovasse davanti, si voltava male con chiunque gli parlasse di orsi o gli facesse vedere un orso, anche un disegno, ed anche nei cartoni animati. Il povero ragazzo si sentiva perseguitato, non solo, ma non riusciva neppure a fidarsi come prima dei fratelli che lo avevano abbandonato nel bosco per fuggire dall’orso; e li riteneva responsabili per ciò che stava diventando; ma loro si difendevano dicendo che erano piccoli anche loro, e che per la forte paura non si resero conto che mancasse qualcuno alla fuga. Il povero ragazzo cominciò a crescere solo ed isolato e sempre più taciturno, con tutto che avesse tre fratelli, si chiuse sempre più dentro di sé con il suo dolore e pensò che poteva fidarsi solo di se stesso. Il povero ragazzo si sentiva sempre più aggressivo, crescendo gli aumentava anche l’aggressività che poteva sprigionare contro chiunque gli capitasse contro.

Difatti, quando a scuola qualcuno lo prendeva in giro lui era capace di saltargli addosso come un orso e di morderlo e di colpirlo con dei poderosi pugni, perché la vera forza deriva dallo spirito e non dal corpo, perché i muscoli sono potenza e non forza.

Il povero ragazzo cominciò ad essere temuto come un mostro nella scuola, anche se comunque aveva chi lo appoggiasse. Il ragazzo voleva aiutare chiunque fosse in difficoltà, perché voleva aiutare gli altri per riscattarsi, per il fatto che i fratelli commisero l’errore di abbandonarlo nel pericolo, invece lui voleva tirare fuori gli altri dal pericolo ed ogni situazione spiacevole, perché sapeva cosa significasse lasciare qualcuno al proprio destino. Il ragazzo non temeva avversari, anche ragazzi più grossi di lui riusciva a stenderli.

La cosa strana era che lo spirito dell’orso gli portasse coraggio e forza, ma alla vista di un orso diventava pauroso e debole.

Passando il tempo, il ragazzo cominciava a riflettere profondamente sulla sua situazione, si rese conto del perché dovesse sentirsi costretto ad aiutare gli altri, soccorrere persone che non aveva mai visto prima, anche con dei rischi, perché non sai mai chi trovi per strada. Il ragazzo cominciò a pensare che non avesse nessun obbligo morale ad aiutare gli altri, perché proprio lui stesso nel momento del massimo bisogno non vide nessuno e si trovò abbandonato dai suoi stessi fratelli.

Quindi, non solo lui era solo nel momento del bisogno, ma tradito ed abbandonato da quelli di cui si fidasse di più, i suoi fratelli. Quindi, il ragazzo giunse alla conclusione di odiare chiunque e di pensare solo a sé, perché considerato che i fratelli non lo aiutarono, come poteva pensare che lo avrebbero aiutato gli estranei?

Difatti, il ragazzo considerava chiunque un probabile nemico. Il ragazzo cresceva sempre più aggressivo e solo, come un orso, e stavolta non è una metafora. Se non puoi fidarti più dei tuoi fratelli, non puoi più fidarti di nessuno, questo pensava il povero ragazzo. La voglia di imporsi sugli altri era una caratteristica ben consolidata per il ragazzo, lui pensava solo ad ottenere ogni cosa con la forza, tutti cominciavano ad evitarlo come la peste, pure chi lo difendeva. Oramai, non era più considerato un bravo ragazzo che aiutasse gli altri, anzi tutti lo evitavano come una minaccia ed un pericolo.

Solo ed abbandonato da tutti, Uomo Orso, oramai possiamo chiamarlo così; si trovava di nuovo nella situazione di quella volta quando i suoi fratelli si dimenticarono di lui nel bosco, difatti era di nuovo solo ed abbandonato.

Gli anni passavano, ma per l’Uomo Orso il tempo era sempre fermo, la vita si era fermata al giorno della sua morte spirituale. Vale anche per la morte dell’anima che dopo l’avvenuta diventi tutto uguale. Recuperare un’anima morta è difficile e quasi impossibile, in ogni caso, per quanto recuperabili le cose non potranno mai tornare come prima, con tutto che si finga di dimenticare, ma è solo un’illusione.

Con tutte le cure possibili, non c’è scienza che riconosca l’anima; perché la scienza scopre solo ciò che si vede e si tocca, quindi cose reali e non immateriali. Per quanto distaccate scienza e fede, certe volte la fede è più forte di qualunque scienza, perché la scienza può curare i mali mentali ma la fede può curare i mali dell’anima che non sono la stessa cosa.

Il potere di Dio è veramente questo, ovvero curare ciò che sembra incurabile da ogni uomo e soprattutto curare ciò che non si può vedere, non si può toccare e non si può dimostrare, questo è il mistero della fede. Il mistero è questo, per quanto possa sembrare surreale è totalmente reale nel suo fascino irreale pur non apparendo reale.

L’infinito potere di Dio per quanto possa sembrare illimitato ha bisogno di essere preso in considerazione, non solo nel male, ma anche nel bene, ovvero il potere di Dio è infinito sia per sconfiggere ogni male che per migliorare ogni bene.

(Visited 19 times, 1 visits today)