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IL DIVORATORE DI ANIME – CAPITOLO 43

DiPietro Sciandra

Ott 8, 2016

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Capitolo 43

Un Sin Alma si libera solo vedendo soffrire qualcuno per mano propria, perché come era innocente il Sin Alma lo è anche la vittima. Difatti la maledizione del Sin Alma è quella di essere condannato a fare soffrire gli altri all’infinito e cercare sempre nuove anime da molestare. Il Sin Alma non troverà mai pace, perché la sua vita non è più umana, diventa un castigo per sé e per chi gli capita intorno. Il Sin Alma sarà così tanto abituato alla vita infernale nel cercare sempre anime innocenti da fare soffrire che non capirà più nemmeno il perché ne cerchi un’altra, un’altra, un’altra…senza avere pace e senza riuscire più a volersi bene; anche questa è una maledizione, ovvero non capire più in eterno cosa è bene per noi e non riuscire più a volersi bene, perché non ne vedi più il bisogno se la tua anima muore. Per farvi un esempio più pratico, sul fatto che un Sin Alma non riesca più a volersi bene, e quindi dannato a soffrire in eterno, perché se fai un torto a te stesso fai un torto a Dio. Voglio citarvi una serie di film che sicuramente conoscete, ovvero “Il giustiziere della notte”, con Charles Bronson che interpreta il personaggio di Paul Kersey. In realtà, Paul non voleva fare giustizia, il titolo non è appropriato, perché il giustiziere è un uomo con un’anima e soprattutto libera, il giustiziere è un eroe che decide di fare giustizia per gli altri, soprattutto persone che non ha mai visto in faccia, perché lui crede in una sola giustizia, quella delle proprie mani. Quindi il titolo è sbagliato, perché Paul non decide con il libero arbitrio di mettersi al servizio della gente come filantropo, ma costretto ad uccidere. Paul è un caso di Sin Alma cinematografico, quindi ora potete avere un motivo in più per comprendere meglio il concetto di Sin Alma; perché basta pensare al personaggio di Paul Kersey come un esempio. Quantunque, alla fine di uno di questi film, Paul viene scoperto da un poliziotto e il poliziotto gli dice:

Paul, stai fermo o ti sparo!”

Paul gli risponde, camminando di spalle:

Se devi fare il tuo lavoro, fallo!”

Questa frase mi ha colpito molto e per questo voglio che la comprendiate anche voi, perché se collegate tutte le mie spiegazioni arrivate alla conclusione che Paul sia un Sin Alma. Difatti a Paul non importa di morire, con totale indifferenza rispose così al poliziotto. Se muore l’anima, il corpo non conta più, anzi se Paul fosse stato sparato, nemmeno gli sarebbe dispiaciuto morire. Molti Sin Alma possono desiderare la morte, perché sentono in qualche modo soggettivo dentro di sé che la loro vita non ha più senso e che non potrà mai tornare come prima.

Difatti questo film finisce proprio così e sembra non avere spiegazione, perché Paul poteva essere visto come un pazzo che voleva morire; ma non è così. Perché i Sin Alma ragionano, eccome, solo che ragionano in un altro modo; non più conforme alla normale umana ragione. Paul Kersey non voleva solo vendicarsi, non è così; voleva in qualche modo la sua anima strappatagli con la forza. L’unico modo per essere a contatto con la moglie e con la figlia era solo di uccidere i loro assassini.

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