IL DIVORATORE DI ANIME – CAPITOLO 80

donna-picchiata

Capitolo 80

Una sera, Riccardo stava girando per le strade di Roma; quando vide uno strano movimento tra un ragazzo ed una ragazza. Fin qui nulla di particolare, sembrava un normale litigio tra fidanzati. Il peggio arrivò dopo, quando il ragazzo cominciò a picchiare la ragazza, forse per costringerla a fare qualcosa che lei non voleva.

Vedendo questa terribile situazione, approfittando dell’oscurità e della desolazione del posto, Riccardo decise di intervenire; ripudiando la violenza sulle donne. Riccardo non aveva nessun costume questa volta, non poteva lasciare quella povera ragazza in quella situazione per evitare di farsi riconoscere. Il ragazzo stava picchiando a sangue la povera fanciulla, sembrava che lei potesse perdere i sensi talmente tutte quelle percosse. Approfittando che non passasse nessuno; Riccardo attaccò senza emettere un fiato il ragazzo che stava picchiando quella ragazza. Riccardo sembrava un lupo inferocito con gli occhi di fuoco; sembrava che Riccardo avesse emesso la sentenza di condanna a morte per quel tipo; esistendo in passato la pena di essere sbranato dai lupi. Il tizio non riuscì a comprendere chi fosse Riccardo e cosa volesse; ma quando Riccardo attaccò quel tipo con tremendi pugni e calci, allora il tipo capì. Riccardo non ebbe pietà, sbranò letteralmente quel tipo, divorandogli il viso e graffiandolo dove capitasse. La ragazza aveva perso i sensi, ma respirava. Riccardo approfittò col fatto che la ragazza fosse svenuta per finire il tipo. Il malcapitato morì sbranato con la carne fatta a brandelli ed il viso divorato che era pressoché irriconoscibile. Riccardo chiamò un’ambulanza per la ragazza e scappò. L’ospedale per la ragazza e l’obitorio per il ragazzo; la ragazza appena messa in grado di parlare fu interrogata dalla polizia; ma lei rispose che non ricordava nulla, anzi il ragazzo la stava pestando per costringerla a fare sesso; poi svenne e non ricordò più nulla. Alcuni giorni dopo, la ragazza parlò con la madre e le disse:

Mamma, devo confessarti una cosa molto importante! Sai, è vero che stavo per perdere i sensi, ma ho visto qualcosa e mi faceva così paura che mi sono buttata per terra fingendo di svenire, anche per far smettere Mirko di picchiarmi!”

La madre:

Che cosa hai visto? Dimmi figlia mia!”

La figlia:

Mentre Mirko mi stava picchiando stavo per perdere i sensi, ma dopo nell’oscurità ho visto arrivare un ragazzo in mio soccorso che attaccò Mirko come fosse un cane! Si era messo come accovacciato a quattro zampe ed attaccò Mirko graffiandolo e mordendolo! Ma avevo la vista molto appannata e poi quel ragazzo l’ho visto solo di spalle!”

La madre:

Ecco come è morto Mirko! Io non l’ho visto ancora, e se prima avevo i miei motivi per non vederlo dopo quello che ti ha fatto, ora ne ho uno di più! Io pensavo che Mirko fu aggredito da qualche tossicodipendente o qualche zingaro! Non mi aspettavo che fu aggredito per soccorrere te!”

La figlia:

Sai, mamma; io sono in debito con quel ragazzo; penso che passerà dei guai per avermi difeso, perché Mirko è morto ed in ogni caso la polizia sta cercando chi l’ha ridotto in quel modo; ma io non voglio, perché era vita contro vita, io non sarei nemmeno qui in ospedale se non fosse per lui, perché ho sentito la sua telefonata mentre chiamava la polizia e l’ambulanza!”

La madre:

Sai, figlia mia; non so se chi ti ha salvato sia un eroe oppure un mostro, non mi interessa, quello che so è che tu sei viva ed illibata grazie a lui!”

La figlia:

Sai, mamma; spero che chi ha ucciso Mirko non lo trovino mai, perché non merita la prigione, anche se ha esagerato ad uccidere Mirko; non credi?”

La madre:

Ma sei sicura che un solo ragazzo abbia potuto fare così tanto tutto da solo? Non ti sarai sbagliata, forse erano almeno in cinque?”

La figlia:

No, mamma! Sono sicura, anzi sicurissima, io ho visto arrivare un ragazzo solo, con la velocità di un fulmine! Mi devi credere!”

La madre:

Va bene! Per ora questo teniamocelo per noi e ringraziamo Dio che ci ha mandato questo angelo vendicatore che ti ha salvato!”

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