IL DIVORATORE DI ANIME – Capitolo 119

Capitolo 119

Roma, 25 gennaio 1888

Caro diario; voglio organizzare un ricevimento per domani sera ed invitare anche persone molto importanti che conosco da tempo. Vorrei parlare con qualcuno di oggetti sacri, spero di conoscere qualcuno che ne capisca e che li apprezzi come me. Io sono un appassionato di oggetti d’oro e farei ogni cosa per averli, senza rubare, ovviamente. Ho molte disponibilità finanziarie, ed ogni tanto mi reco a qualche asta di beneficenza e compro degli oggetti d’oro. A volte li pago 4 volte il loro valore di mercato, ma sapendo che quei soldi vengano impiegati per fare del bene ai poveri bambini, sono molto felice. Comunque, mio caro diario, a me piace anche andare in chiesa, perché io adoro servire Dio e fare la sua volontà. Ogni domenica mattina mi reco a messa e portare gloria a Dio è una cosa che adoro tanto. Io penso di fare qualcosa per Dio; dal momento che aiuto chiunque e do lavoro alla povera gente. Anche se presto i soldi a strozzo; è il mio lavoro, e poi creo una maggiore circolazione di moneta e posso distribuire io i soldi come meglio credo facendo opere di beneficenza; invece la gente pensa solo a sé e non si cura di chi sta peggio. Non è vero che chi è ricco è arrogante ed egoista. Perché io mi preoccupo sempre per i poveri ed i bambini rimasti orfani. Ma se la gente a cui presto i miei soldi non me li restituisce; io non posso aiutare nessuno. Comunque mi piace molto pregare; perché mi aiuti ad avere sempre la forza di poter combattere da solo le ingiustizie del mondo e che io possa fare sempre il suo verbo ed aiutare l’umanità purché prosperi e che tutti stiano meglio. Mi appassiona molto vedere il calice d’oro quando il prete celebra il rito dell’ultima cena. Io ho una grande passione per la musica di Richard Wagner (1813-1883). Mi ha incuriosito ed appassionato il suo Parsifal che venne rappresentato per la prima volta a Bayreuth il 26 luglio 1882, benché lui ci pensasse nel 1845. In questo lungo periodo di gestazione, come lo stesso Wagner rivela, fu determinante l’esperienza di un contatto folgorante con la natura nell’incanto del risveglio primaverile, una mattina della Settimana Santa del 1857. La coincidenza di Primavera-Passione-Resurrezione di Cristo avrebbe consolidato in Wagner l’idea che la rigenerazione dell’uomo fosse possibile attraverso la pietà, estesa a tutte le creature viventi.

Nel 1865 Wagner preparò una trama dettagliata del Parsifal per Luigi II di Baviera, ma non si sentiva ancora pronto per la composizione rispettivamente nel 1877 e nel 1879.

La modificazione più profonda che Wagner opera sul personaggio di Parsifal rispetto all’immagine definitiva dalla tradizione è la sua relazione non più con la purezza, ma con il bisogno di purificazione. Nella storia dell’umanità l’esperienza personale del peccato è la condizione stessa perché possa esserci una redenzione. La nozione di “peccato” è strettamente correlata alla sessualità, ma non come nel caso di Lancillotto medioevale che si orienta verso la perfezione terrena incarnata dal Femminile invece che verso la perfezione divina, piuttosto come il male che l’anima contrae non sapendo resistere alla tentazione rappresentata dal corpo della donna, che nell’opera è incarnata da Kundry, strumento del diabolico mago Klingsor. In effetti la fanciulla arriverà a redimersi, ma solo dopo aver lanciato e sperimentato a sua volta l’insaziabile richiamo della carne, che è per Wagner e sarà per molti scrittori del Decadentismo l’essenza originaria della donna. La pietà di Parsifal per il Re Ferito, condizione perché la “terra desolata” ritorni a fiorire e a donare i suoi frutti, non nasce dalla domanda caritatevole:che cosa ti strugge?, ma dall’esperienza nella propria carne del suo stesso male e della sua stessa colpa, attraverso il bacio di Kundry.”

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