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IL DIVORATORE DI ANIME – Capitolo 156

DiPietro Sciandra

Giu 30, 2017

IL DIVORATORE DI ANIME

Capitolo 156

Città del Vaticano, 30 gennaio 2003

Caro diario, oggi mi sono recato al Vaticano per una ricerca più approfondita di demonologia e per discuterne con altri chierici. La riunione è durata circa 3 ore e mezza e non mi è pesata molto. Non pensavo di essere così rinomato, ma gli altri chierici dicono che io sia uno dei migliori studiosi di demonologia. I miei superiori dicono che per me non è solo uno studio, ma come una documentazione sul proprio nemico. Sembra che io abbia un fascino particolare per questo e mi fa piacere; anche perché mi rende molto diverso dagli altri preti e mi distingue in modo speciale. Nessuno è come me. Non voglio vantarmi, ma essere apprezzato così è molto onorevole. Tutto ciò premia i miei sforzi di tutta una vita e la continua ricerca nei miei studi e la caparbia applicazione nello scoprire la verità. Non mi aspettavo certo che Giovanni Paolo II mi volesse parlare in privato.

Così, scortato da alcune guardie svizzere sono andato a parlare con il Santo Padre. Questa era la prima volta che mi trovavo faccia a faccia con Giovanni Paolo II; e mi sentivo in imbarazzo come se mi dovessi mettere come minimo in ginocchio e così ho fatto, dopo avergli baciato anche le mani.

Gli occhi spettrali del papa mi facevano paura e sembravano privi di vita. La faccia di Sua Santità pallidissima e debilitata lievemente rosa. La sua faccia rifletteva il tormento che imbrigliava la sua anima. Pallido, lui era, i suoi occhi come frequentati da spettri, ossessionati, come vecchie dimore. Il papa sembrava strano, come se avesse qualcosa da dirmi e non ne avesse il coraggio. Il papa sembrava come uno spirito forte in un corpo abbandonato, perché a dispetto delle sue sembianze e delle sue malattie era in realtà pieno di vita. Il male del papa era solo esteriore, ma dentro di sé aveva una grandissima ed insuperabile serenità. La serenità del papa non voleva dire felicità, ma era comunque in grado di trasmettere la sua serenità a chiunque gli fosse accanto. Qualunque guaio possa avere una persona, vedendo il papa ti pesa di meno e non sai neppure il perché. Dopo appunto i dovuti saluti e i convenevoli di tutto rispetto; ho chiesto a Sua Santità:

Vostra Santità, che onore essere davanti a Voi con nessun altro! Perché mi avete fatto convocare?”

Il Santo Padre:

Figliolo; tu sei un devoto discepolo e rinomato studioso di demonologia! Mi interessano molto le tue ricerche e le tue conferenze! Leggi qui…”

Il papa mi ha presentato una pagina ed ho letto:

La psicologia considera il diavolo una proiezione di quella parte della nostra anima che risulta dannata e repressa, simbolo dell’angoscia di fronte all’irruzione dell’inconscio propriamente detto, nella coscienza e dei nostri istinti di violenza.

-Riproposto da papa Giovanni Paolo II, che ha parlato per la prima volta a circa trentamila giovani aderenti alle organizzazioni salesiane convenuti a Roma per il 25° anniversario della canonizzazione di san Domenico Savio. Contro il “supino adattamento alla prepotenza del male” il papa si è così espresso:

La tentazione più sottile che affligge i cristiani e i giovani in particolare, è proprio quella della rinuncia alla speranza nella vittoriosa affermazione di Cristo. Il suggeritore di ogni insidia, il maligno, è da sempre fortemente impegnato nello spegnere nel cuore di ogni uomo la luce di una tale speranza.”

Ciò è praticamente impossibile cercare di definire l’aspetto del diavolo, dato che le descrizioni di streghe e demonologi offrono di volta in volta “ritratti” diversissimi, che vanno da figure deformi (“un piccolo mostro umanoide” per Rodolfo il Glabro, mentre altri parlano di altezza smisurata) a forme animali di vario tipo, con una certa predilezione per il capro, per il cane e per il gatto nero.”

Letto questo mi sono volto al Santo Padre ed ho detto:

Questo è molto interessante, Vostra Santità! Comprendo perfettamente il motivo per cui me lo abbiate fatto leggere!”

Il papa mi ha detto:

Non è tutto qui, anche se per te potrebbe non essere poco!”

Io:

C’è dell’altro, Vostra Santità?”

Il papa:

Si, certo…C’è una cosa molto più grande che devi sapere; ovvero che tu sarai il mio uomo di maggior fiducia!”

Io:

Vostra Santità; Voi avete già i migliori uomini di fiducia; cosa può un umile servo di Cristo?”

Il papa:

Tu sai cose che forse sanno in pochi se non nessuno; ed ho saputo del tuo passato come esorcista!”

Io:

Mi lusinga molto; detto da Voi è più ammirevole di una lode insuperabile! Ma cosa posso fare io?”

Il papa:

Si sentono strane cose in giro; molta gente ha paura e sembra che la polizia non sia preparata ad indagare! Lì fuori c’è il peggior male mai visto prima ed a te l’onore e l’incarico di indagare per conto tuo; evitando ovviamente ogni rischio e recapitare ai miei emissari il rapporto su ogni tuo miglioramento nelle ricerche!”

Io:

Non riesco a dire nulla; Vostra Santità…Non so se sarò all’altezza della situazione!”

Il papa:

Non conosco nessuno con il tuo coraggio; ho letto la tua documentazione e mi ha colpito in modo particolare e la mia scelta è ricaduta su di te!”

Io, sentendo queste frasi, con un nodo alla gola per la commozione e per la stima che il Santo Padre avesse di me sono solo riuscito a dire:

Non vi deluderò, Vostra Santità; accetto l’incarico e lo porterò a termine fino in fondo e vi terrò informato su ogni cosa e spero di darvi molto presto delle notizie su ciò che mi avete chiesto di indagare!”

Un colpo alla porta. Dopo che il papa ha detto di entrare, si è presentato un cardinale ed ha detto:

Buona sera, Santità! Tu sei don Francesco, esatto?”

Io:

Si, cosa c’è eminenza?”

Il cardinale:

Vieni con me! Servo vostro, Santità!”

Dopo aver salutato entrambi Sua Santità, io ed il cardinale siamo andati in un ufficio molto appartato del Vaticano. Sembrava che nemmeno potesse esistere un ufficio così desolato e lontano dal resto del Vaticano; come se fosse all’apparenza una specie di ripostiglio.

Invece entrando mi sono accorto che fosse più grande di quanto io immaginassi. La cosa strana era che non c’erano guardie svizzere; apposta per far passare inosservato l’ufficio e renderlo nascosto appunto senza sorveglianza per far credere che non ci fosse nulla da proteggere. Lo stupore non è finito qui. Difatti sembrava un vero e proprio ufficio segreto per cose che non dovessero risultare da nessuna parte e non potevo immaginare cosa mi potesse aspettare. Il cardinale ha preso un libro di poesie, credo e me l’ha posto davanti, dicendomi:

Questo, don Francesco, è uno dei volumi segreti del Vaticano! In questo volume vengono riportati poemi, storie vere ma segrete della storia, perché il Vaticano non può sempre far sapere tutto! Come ad esempio ci sono delle narrazioni sulla santa inquisizione che non possono divenire pubbliche! Questo è ovvio che il papa chieda scusa per il passato della Chiesa; ma non tutti siamo d’accordo con le sue scuse! A te possiamo dire i nostri motivi; essendo tu stato nominato uomo di maggiore fiducia del papa; ovvero che il papa attuale non può scusarsi per cose che non ha fatto né tanto meno ordinato di eseguire; epoche troppo diverse; e poi è come se volesse cancellare tutto ciò che fece la Chiesa al suo popolo di cristiani, sia con le torture, e sia con le pene capitali e le persecuzioni alle streghe! Il potere di allora permetteva tutto questo alla Chiesa ed a noi dispiace che tutto ciò sia cessato; ma non tutto è cessato, forse!”

Io:

Avrei delle domande, eminenza! Avete detto noi, noi chi?”

Il cardinale:

Noi che non siamo d’accordo con tutte le scuse del papa! C’è un gruppo di confratelli che si è separato dalla dottrina papale!”

Io:

Siete antipapa?!”

Il cardinale:

Non antipapa, ma non sempre d’accordo; è diverso!”

Io:

Che significa che tutto non è cessato del tutto e quel forse che significa?”

Il cardinale ha aperto una pagina di quel volume segreto e mi ha mostrato un poema dicendomi di leggerlo:

I CAVALIERI ROSSI

Voi ci siete ma non più negli scacchi

tu eretico ciò che tocchi macchi;

l’esercito più temuto e mai visto

guai a chi brucia la croce di Cristo!

Voi che cavalcate nel tempo sempre a caccia

perché chi è contro Dio è sempre una minaccia.

Oh, Cavalieri! Combattete sempre oggi come ieri;

sono sempre lucidi i vostri pensieri,

voi non giocate, non amate, non temete dolori e morte

perché voi potete solo odiare chi odia Dio e ciò rende forte.

Nessuno può comprendere la vostra guerra

anche se al mondo eretico per la vostra presenza trema la terra,

voi non avete amici e siete solo odiati

i vostri nemici difficilmente vi sono scappati.

Voi, oh Cavalieri Rossi che perseguitate i culti

riuscite a scovare tutti i riti occulti;

voi che combattete con le spade infiammate

usate uno strano combustibile, dove lo trovate?

Nessuno può sapere dove siete?

Nessuno vi può vedere e allora perché combattete?

Forse perché voi, oh Cavalieri non volete rappresaglie

perché a voi interessano solo le battaglie.

Voi che combattete sempre uniti

chi colpisce uno solo di voi per lui i suoi tempi sono finiti,

nessuno sa né da dove voi veniate

né perché voi combattiate;

è inconcepibile per molti la vostra lotta

perché la vostra causa è veramente una che scotta.

Nessuno sa da quanto tempo voi esistiate

forse pochi anni dopo le ultime crociate?

Nessuno può dirlo con certezza

questo può recare a volte un po’ d’amarezza,

molti sono accaniti contro di voi

ma per me sarete sempre degli eroi.”

Dopo aver letto questo poema di un poeta sconosciuto, ho cominciato a leggere le note per una maggiore comprensione e le riporto di seguito su questo diario dopo aver copiato il poema.

Difatti, il cardinale mi ha dato una copia del poema con le note ed io ho ricopiato sia le une che le altre su questo diario per maggior consultazione per il futuro.

Note:

versi: 1-Probabilmente avvisa i lettori dell’esistenza dei Cavalieri, con un preciso riferimento agli scacchi. Secondo le conclusioni di storici e letterari precisa il colore rosso che non è più presente negli scacchi. Difatti, anticamente gli scacchi prima di divenire bianchi e neri erano bianchi e rossi. Non siamo riusciti a trovare altre conclusioni riguardanti gli scacchi.

2-Si riferisce all’eretico che inquina ciò a cui si avvicina. Non siamo sicuri dell’epoca a cui si riferisce, forse l’alto medioevo.

3-4 Afferma che i Cavalieri Rossi siano l’esercito più temuto in quell’epoca, ma non visibile a tutti; perché operava di nascosto. L’avvertimento è chiaramente riferito agli eretici ed a tutte le sètte sataniche.

5-6 Fa riferimento alle antiche origini dell’Ordine che cavalca di epoca in epoca senza perdere l’ideologia e sempre a caccia di eretici.

Intende come minaccia chiunque voglia mettersi contro il potere di Dio e oscurare il potere di Dio; quindi non include gli atei.

7-8 Invoca i Cavalieri come se parlasse loro; i quali continuano a combattere dal passato e tutt’ora non hanno posato le armi.

Come pensieri lucidi intende l’allontanamento da ogni forma di corruzione, compromesso o distrazione.

9-10 Parla coi Cavalieri e dice loro di non vederli mai giocare, svagarsi, non possono provare amore; perché una donna potrebbe distrarli. Non hanno paura di nulla e nemmeno di morire. Li rende forti solo l’odio per chi odia Dio.

11-12 Nessuno riuscirà a condividere la loro guerra. Con tutto sommato che agli eretici tremi la terra in presenza loro.

13-14 Non possono fidarsi di nessuno; tranne di se stessi; come dei lupi, te la prendi con uno, te la prendi con tutti. Era difficile fuggire dalle loro grinfie.

15-16 Come culti ovviamente si riferisce ai culti religiosi superstiziosi, ignoranti e vietati. Ammette di conoscere che i Cavalieri Rossi riescano sempre a scovare e sgominare le sètte con riti occulti.

17-18 Versi di dubbia comprensione; forse usavano spade infiammate con un combustibile allora sconosciuto.

19-20 Il poeta fa delle domande riferite all’impossibilità di poter vedere i Cavalieri che operano di nascosto. Qui mostra l’incomprensione del poeta che non afferma del perché i Cavalieri combattano all’oscuro di tutti; quindi non lo fanno per la gloria loro ma per quella di Dio.

21-22 Il poeta prova ad indovinare che i Cavalieri non vogliano guai oppure essere smascherati. I Cavalieri sono devoti solo a combattere e non vogliono fare altro che seguire la loro idea scrupolosamente fino in fondo ed ad ogni costo.

23-24 In un certo senso i Cavalieri sono come dei lupi che si muovono in branco e chi tocca uno solo di loro è come se toccasse tutti. Precisa la morte di chi si mette contro di loro.

25-26 Chi sa della loro esistenza non trova una ragione del perché combattano né da dove vengano.

27-28 A molti è incomprensibile la loro intolleranza religiosa ed ammette che distruggere sia chi minacci Dio; quindi l’odio contro tutti i non-cristiani.

29-30 Oscura è la loro origine sia temporale, sia istituzionale.

31-32 Dimostra il suo dispiacere di non sapere chi siano veramente e da dove vengano.

33-34 Il poeta sa che i Cavalieri Rossi abbiano molti nemici e che molti non condividono le loro idee politiche e religiose. In ogni caso il poeta ritiene i Cavalieri Rossi degli eroi.

Dopo aver ricopiato tutto sul mio diario, aver riflettuto su cosa potesse veramente significare tutto ciò è giunta l’ora di andare a dormire. Buonanotte, caro diario.”

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