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IL DIVORATORE DI ANIME – CAPITOLO 6

DiPietro Sciandra

Ago 8, 2016

 

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IL DIVORATORE DI ANIME

Capitolo 6

Se si viene sedotti da Satana, è difficile salvare la propria anima; perché in ogni caso già a non rinunciare a Satana è peccato mortale con la dannazione eterna senza trovare mai pace. Se si accetta il male in momento di debolezza, senza rendersi conto, ci si potrebbe anche salvare. Se invece lo si accetta senza tentare di ribellarsi, si è condannati a soffrire e non si è più cristiani.

Da tenere conto che se il male lo cerchi o no non ha importanza, ciò che conta è se ti ribelli o lo accetti. Dio vuole questo, ovvero vuole che rinunci a Satana e le sue tentazioni e che se scegli di stare con Dio sarai beato e conoscerai la vera vita eterna e felice, unica via di salvezza. Difatti da ricordarsi che l’importante è credere in Dio, gli errori commessi non contano, perché gli esseri umani sono fatti apposta per non essere capaci di vivere. Per questo si adora Dio che è immagine di perfezione, misericordia e bontà.

Purtroppo, Riccardo che aveva scoperto questo capì che ad amare troppo ci si rimetteva e soffriva sempre. Per questo Riccardo diventò Satana, non per odiare Cristo, ma per non vederlo soffrire inchiodato su una croce, simbolo di sacrificio e di dolore per salvare i suoi figli e discepoli.

Quindi, Riccardo o “divoratore di anime” fu costretto ad allontanare Dio perché lo amava troppo. Allora, Riccardo si deve condannare alla sofferenza eterna o no? Si merita di soffrire prima per amare Dio e di soffrire dopo per odiarlo? Forse è la condanna di essere il prescelto, per rappresentare praticamente sia il bene che il male.

La cosa atroce è che quando credi troppo in una cosa sarai condannato a soffrire; perché più ci tieni e più dolori avrai. Questa è la vera maledizione della vita. Certe volte; la vera indifferenza è il modo migliore di stare tranquilli.

Difatti un proverbio medievale diceva:

Se vuoi vivere tranquillo non scoprire i segreti di Dio e i segreti di tua moglie!”

Riccardo sapeva troppo su Dio e voleva sempre saperne di più, come si dice del Graal.

Difatti del Santo Graal si dice che chi beve alla coppa del sapere avrà l’eterna sete di conoscenza. Dunque, il Santo Graal; la coppa che raccolse il sangue di Cristo mentre stava sulla croce. Cristo fu aiutato da Giuseppe d’Arimatea che poi fu il custode del Graal e fondò la prima chiesa inglese a Glastonbury. Il Graal ricomparì con la leggenda di re Artù e con Parsival, poi molte tracce furono disperse tra leggenda e fede.

La cosa particolare del Graal era appunto questa, ovvero bevendo al Graal, non ci si dissetava, ma si aveva sempre più sete; perché si aveva sempre più sete di conoscere Dio.

Certe cose sono fatte per non essere violate. Il Graal non è un semplice tesoro, ma qualcosa di più, ovvero il simbolo divino per eccellenza, il potere di Dio della vita eterna, la conoscenza che batte le tenebre della malvagità e dell’ignoranza.

Riccardo fu condannato per una cosa del genere, ovvero voleva conoscere troppo di Dio, avendo una sete di curiosità inesauribile.

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