I Metallari di Piazza di Spagna

Ricordo quei freddi inverni passati al Moon Club, un locale dove un tempo regnava sovrano il metal e dove tutti si conoscevano e ognuno seguiva la musica dell’altro. Eravamo un branco anche se distaccato a volte ma unito nello spirito. I metallari di piazza di Spagna, così ci chiamavano, io ho fatto parte della sua ultima stirpe. Ero uno dei più giovani. Ricordo quando ci si incontrava verso le quattro del pomeriggio, cominciava una serie di chiacchiere sugli album appena usciti, ognuno con la sua copia di metal shock o metal hammer nella sua tasca dei jeans. I più estremi leggevano Grind Zone, alcuni come me avevano sempre uno zaino dove teneva almeno una ventina di musicassette ed un walkman con una scorta di pile perché la musica non si doveva mai fermare. Viaggiavamo con i mezzi pubblici e anche d’estate con gli stivali per mostrare che eravamo in guerra col mondo. La musica era ribellione, l’heavy metal era una voce che si elevava al di sopra di tutto, nonostante negli anni 90 si stava ancora bene, non sapevamo che di li a poco ci sarebbe stato un declino, che le nostre strade si sarebbero divise e che molti avrebbero perso quello spirito inquadrandosi in una società di carta. Non vedo più quei nastri che ci scambiavamo, quei demo incisi con i pochi risparmi che potevamo permetterci cercando di farci un nome, spedendoli alle case discografiche di tutto il mondo, sperando in un contratto discografico che ci lanciasse nel mondo di chi ce l’aveva fatta. Ognuno era un personaggio, ricordo Jonna, chitarrista dei Jailbreak, Roberto detto “Er Satana” cantante dei Defunctis, fino a Carmelo leader dei Novembre con la sua immancabile bottiglia di Gin. Fu lui a vendermi un cd dei Sentenced, da ognuno di loro ho imparato qualcosa e ricordo che sognavo di boschi o foreste quando il mio viso truccato da blackster faceva da scudo alla notte fredda. Le copertine di Burzum mi facevano sognare più di tutti ma coloro che mi davano la spinta per andare avanti erano i Sepultura. Ricordo gli “amori” consumati in una settimana dove la delusione era soppiantata dagli amici del branco che ti stavano sempre vicino. Ricordo i punk di piazza, Pippo, Il Besthia, Squalo e Marco . Proprio Marco, ricordo che veniva sempre a chiedermi soldi, credevo ci comprasse la birra come gli altri ed invece gli servivano per collassare con una siringa piantata nel braccio, ma un giorno mentre si stava sballando, il suo “viaggio” ha cambiato direzione e non è più tornato fra noi. Marco amava la musica. Tra metallari e punk c’era sempre competizione, ma in fondo eravamo amici, i capi dei punk erano amici dei capi dei metallari, fa strano dire “capi” come fossimo uno squadrone, in realtà fu quella maledetta polizia a disperderci, negli ultimi tempi venivano sempre più spesso a fare delle retate chiedendoci i documenti, facendo venire delle volanti per portarci in questura per poi andare via a mani vuote. Pur che se ne dicevano di tutti i colori ma eravamo onesti, non facevamo male a nessuno anche se dall’aspetto c’era chi si spaventava alla nostra vista. Adesso quando sento quel vento freddo di notte, non ha più lo stesso profumo che aveva un tempo, l’aria è cambiata è sporca e inquinata e non sa più di libertà e di ribellione, ora sa di terrore. Avevamo scelto quella vita perché eravamo in guerra col mondo, non ci andava bene un mondo troppo perfetto, ma non sapevamo che di li a poco, lo avremmo rimpianto e quanto vorremmo tornare indietro. Ricordo Amedeo, detto Robocop, un ragazzo muscoloso che girava con croci rovesciate, ma per quanto si potesse pensare, nessuno sapeva che era un volontario che aiutava i disabili per vocazione, odiava i preti e amava la vita. Ho ancora tutti i demo su cassetta di quegli anni: Defunctis (che di li a poco avrebbero inciso un disco), Thy Mortal Eye, Stormlord (quando ancora facevano Death metal), Jailbreak, Agony (quelli che oggi sono i Cheope),Scapegoat (oggi Enemynside), più un rarissimo demo degli Enslaved del 92 e molti altri. Spesso riguardo quelle cassette e ricordo come vedevo il mondo in quegli anni. Come cercavo di rubare i segreti musicali dalle altre band il sabato sera al Moon Club. Ricordo Baffo Jorg (r.i.p.), colui che ha fato suonare tutti noi, che ha organizzato concerti a Roma portando band come Cannibal Corpse al Frontiera (che ora non esiste più). Se mi guardo indietro vi rivedo tutti come un tempo, ma se ci dovessimo incontrare oggi molto probabilmente non ci riconosceremmo più. Ricordo Ottava Nota di Richard Benson su TVA40 che ci faceva ascoltare tutti i dischi nuovi e che mai avremmo ascoltato qui in Italia se non fosse stato per lui. Noi che quando compravamo un cd rimenavamo ore a guardare la copertina a sfogliarne il booklet come se avessimo in mano il sacro graal. Noi che andavamo a comprare i vinili e cassette, anche usati ma non tornavamo mai a casa a mani vuote. Noi che ci scambiavamo le cassette o creavamo compilation per viaggia da fare e per i nostri amici. Ora tutto è freddo. La musica è diventato un file, l’aria sa di preoccupazione e parlare di musica è diventato obsoleto perché ormai parliamo solamente con i nostri cellulari. Dai vent’anni in poi la vita accelera superando i limiti di velocità vietandoci così di guardare fuori dal finestrino, assistendo ad una frenetica corsa che ci trasformerà dentro per condurci in un’unica destinazione. A coloro che ci guardavano come indemoniati, non si accorgevano che eravamo noi i veri angeli di questo mondo.

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