RICERCHE E INCANTESIMI – Capitolo 7

Capitolo 7 

Raggiuntisi in giardino Gianni, Trojan, Kaor e Igor tutti e quattro si mettono a confronto raccontandosi le esperienze avute e i risultati conseguiti avendo ottenuto degli oggetti. Bevendo tutti e quattro il liquido azzurro, le ferite di tutti e quattro gli eroi guariscono. Questo giardino è un’oasi di pace che è rigogliosa di fiori e alberi da frutto, piante aromatiche e prati immensi. Al centro, punto d’incontro di tutti i vialetti, c’è un vasto bacino circolare di marmo. 

L’acqua esce in freschi zampilli dalle statue di quattro geni che si trovano sul bordo. Trojan, Gianni, Igor e Kaor completamente rinsaniti per aver bevuto la pozione azzurra che ha curato le loro ferite riportate si avvicinano alla splendida fontana e guardano nell’acqua. Sul fondo, quasi completamente nascosto dalla sabbia candida, c’è un oggetto luccicante. Cosa fare?

Trojan dice:

“Io dico di tuffarci nella fontana!”

Gianni dice:

“Io dico di recuperare l’oggetto con la spada!”

Kaor dice:

“Io dico di fare il giro della fontana, cercando di vedere meglio di cosa si tratta!”

Igor dice:

“Io dico di lasciare il giardino ed andarcene da qui!”

Preso dall’istinto Trojan si tuffa nella fontana senza un attimo di esitazione per ripescare l’oggetto brillante: potrebbe trattarsi di uno dei pezzi dell’armatura magica di cui Kaor e Igor hanno già rubato dei pezzi all’uccellatore. Trojan nuota verso il fondo, ma un tentacolo viscido afferra la gamba di Trojan e la trascina verso una bocca spalancata. Nel bacino stava sonnecchiando un polipo gigante, incaricato di sorvegliare il misterioso oggetto. Trojan deve combatterlo ed essendo sott’acqua Trojan non ha il tempo di sfoderare la spada. Trojan deve sbrigarsi a vincere perché per la mancanza di ossigeno, Trojan potrebbe morire annegato prima d’essere divorato dalla piovra velenosa. Intanto Gianni, Kaor e Igor non hanno minima idea di cosa stia succedendo a Trojan sott’acqua. Gianni, Igor e Kaor parlano tra di loro dei guardamano rubati all’uccellatore e Gianni racconta della sua esperienza nella sala del pozzo. 

Trojan si impadronisce della corazza magica custodita dalla piovra e Trojan risale in superficie. Ecco cosa era dunque che brillava nella sabbia. D’altronde, Igor e Kaor avevano già parlato che i pezzi dell’armatura sono nascosti in diversi punti della fortezza avendo loro due già trovato i due guardamano rubandoli all’uccellatore. Forse, senza le parole di Kaor e Igor vedendo a ciascuno di loro due infilato un guardamano per cadauno, Trojan non avrebbe neanche fatto caso a quel debole scintillio sul fondo della vasca. Trojan indossa la corazza magica davanti a Gianni, Kaor e Igor con loro sorpresa e finalmente Kaor, Igor, Gianni e Trojan lasciano il giardino come Igor aveva già consigliato di fare prima che Trojan si tuffasse nella fontana per recuperare lo strano oggetto scintillante che si è rivelato un pezzo dell’armatura magica ovvero la corazza come appunto dell’armatura magica ne fanno parte anche i due guardamano di cui sono entrambi già in possesso di Kaor e Igor avendo entrambi un guardamano infilato ad una mano ciascuno dei due gemelli che avevano rubato all’uccellatore. Trojan, Gianni, Kaor e Igor lasciano il giardino per esplorare meglio i corridoi. Tutti e quattro insieme stavolta attraversando il corridoio Trojan apre la porta bianca. Trojan spinge la porta bianca, che si apre dolcemente, e Trojan, Gianni, Kaor e Igor entrano in una stanza completamente dipinta di bianco, dalle mura disadorne. Questa è senz’altro una cella di meditazione. Alle spalle dei 4 eroi la porta si è richiusa; Kaor, Igor, Gianni e Trojan scoprono angosciati che non c’è maniglia, ma solo una toppa. I 4 eroi osservano attentamente la stanza. Le pareti ed il pavimento sono perfettamente lisci e il solo ornamento dell’ambiente è un piedistallo di legno scolpito sopra il quale è appoggiata una chiave. Dalla parete dietro al piedistallo sporge una leva rossa. Kaor dice:

“Solleviamo il piedistallo!”

Igor dice:

“No! Tiriamo la leva!”

Gianni dice:

“No! Prendiamo la chiave per vedere se apre la porta!”

Gianni afferra la chiave con precauzione. A giudicare dalla forma, la chiave dovrebbe adattarsi alla serratura. Questo è davvero tutto così facile? In fondo perché impedire ad un monaco di lasciare la cella di meditazione, se lui ne ha voglia. Raggiunta la porta da tutti e quattro, Gianni gira la chiave nella serratura. La porta si apre, ma appena Gianni lascia andare la chiave, Gianni riceve una violenta scossa elettrica. Ora tutti e quattro capiscono che i monaci sono tenuti ad aspettare pazientemente che qualcuno venga a liberarli dalla cella. Tutti e 4 tornano nel corridoio.

Raggiungendo la porta stretta, tutti e 4 dopo essere stata aperta da Trojan, tutti e 4 la attraversano sgusciando all’interno. L’oscurità è quasi completa ed un odore tremendo appesta l’aria. Una serie di bassi gradini si perde nel buio. Scendendo la scala tutti e quattro iniziano a scendere lungo la stretta scala ma i gradini sono scivolosi, come cosparsi da uno spesso sciroppo, e la discesa dei 4 amici diventa più veloce del previsto. Una massa molle attutisce la caduta: Kaor, Igor, Gianni e Trojan scoprono disgustati che si tratta di un ossario gigantesco, dove i corpi in putrefazione si mescolano in una purulenta poltiglia. Tutti e 4 si arrampicano velocemente fuori, lontano dalla macabra scoperta di uomini che ormai hanno poco di umano e che si trascinano gemendo nell’oscurità. Trojan, Gianni, Kaor e Igor si scuotono di dosso i frammenti dei cadaveri che sono rimasti attaccati alle vesti.

Lentamente gli occhi si abituano all’oscurità e i 4 eroi scorgono davanti a loro un uomo che porta chiari i segni della lebbra sul corpo e sul viso. Kaor, Igor, Gianni e Trojan sono finiti nel lebbrosario della fortezza. Altri lebbrosi si avvicinano gemendo. Gianni dice:

“Proviamo a parlarci!”

Trojan dice:

“No! Stavolta dammi retta! Attacchiamoli!”

Vedendoli attaccare tutti e quattro, quattro lebbrosi più arditi degli altri (o forse solo meno malati) si gettano su Kaor, Igor, Gianni e Trojan. Evidentemente in seguito di quello che Trojan ha detto, i lebbrosi hanno scambiato i quattro visitatori per i loro carnefici. 

I quattro lebbrosi che hanno osato resistere a Kaor, Igor, Gianni e Trojan giacciono a terra. I loro sfortunati compagni sono fuggiti negli angoli bui del lebbrosario. Kaor, Igor, Gianni e Trojan avanzano di qualche passo nella sala, verso una massa scura, allungata sul pavimento. Qualcuno dice:

“Ehilà, crudeli guerrieri!” 

Il fagotto è in realtà un uomo alto, smagrito, che un tempo doveva essere stato anche egli un valoroso guerriero. 

Un antico blasone stracciato orna ancora i resti del suo farsetto. Non si riesce a distinguere il suo volto, nascosto da un elmo di grande bellezza: con un brivido d’emozione, Gianni riconosce uno dei pezzi dell’armatura magica di cui ora Trojan ha la corazza, Igor ha un guardamano e Kaor ha un altro guardamano. Solo Gianni manca ad avere un pezzo dell’armatura magica. L’uomo dice:

“Occorre davvero un grande coraggio, per colpire così duramente dei miserabili che attendono ormai solo la morte!”

A quanto pare, quest’uomo è il capo dei lebbrosi. Quest’uomo dice a Kaor, Gianni, Trojan e Igor:

“Sapete fare qualcos’altro oltre ad uccidere, stranieri?”

Le aspre parole di questo impertinente hanno offeso Gianni, Trojan, Igor e Kaor. Il capo dei lebbrosi attende per vedere la reazione di Igor, Gianni, Trojan e Kaor. Trojan dice a Gianni:

“Attaccalo e vatti a prendere quell’elmo! Solo tu non hai ancora nessun pezzo di armatura magica!”

Con la spada sempre ben in pugno, Gianni lancia una sfida al capo. Vacillando un po’, quello raccoglie una grande spada accanto a sé e si rialza, poi si lancia verso Gianni. Subito Gianni comprende che, sebbene devastato dalla lebbra, il cavaliere lebbroso ha conservato gran parte dell’antica abilità. Questo cavaliere decaduto sarà un temibile avversario.

Il capo dei lebbrosi crolla a terra sotto i colpi del prete Gianni. Uno degli spaventosi fendenti ha spaccato in due l’elmo magico, e una sostanza putrida sta uscendo dalla fessura. Non toccare l’elmo è più saggio, Gianni rischierebbe di contrarre la malattia; e d’altronde, così rotto, l’elmo avrà sicuramente perso i suoi poteri. Trojan, Kaor, Gianni e Igor risalgono i gradini scivolosi ed essi escono dal lebbrosario. Vedendoli andar via, gli altri lebbrosi corrono piangendo verso il cadavere del loro capo. I lebbrosi gridano maledizioni, i lebbrosi insultano Gianni, ma essi si guardano bene dall’attaccarlo. Richiudendo la porticina, Trojan, Gianni, Kaor e Igor continuano il giro per il corridoio.

Gianni, Trojan, Kaor e Igor decisi a restare oramai uniti raggiungono la porta contrassegnata da una mezzaluna marchiata a fuoco. La porta è socchiusa, e dall’interno giungono forti vampate di calore. Tutti e quattro gettano un’occhiata: questa è la fucina della fortezza, immersa in una frenetica attività. Diversi gnomi incatenati lavorano davanti ad enormi incudini. Entrando Trojan, Gianni, Kaor e Igor scoprono che qui regna un calore infernale: questa è la fucina della fortezza dove lavorano degli gnomi incatenati. 

Entrando nella fucina, proteggendo con la mano gli occhi dalle torride vampate di calore. Un gruppo di gnomi è indaffarato nella fabbricazione di piccoli oggetti magici: anelli, diademi e bracciali forgiati con i più diversi metalli. Il calore è soffocante, come faranno questi piccoli gnomi a sopportarlo?

Come se non bastasse, gli gnomi indossano pesanti indumenti di cuoio e portano, ben calcati sul capo, dei berretti di lana anneriti dal fumo. Notata la presenza di Kaor, Igor, Gianni e Trojan, uno degli gnomi grida per sovrastare il rumore dei mantici e delle martellate:

“Ehilà, signori! Cosa cercate nella fucina? Avete l’aspetto di nobili cavalieri! Abbiate pietà di noi e liberateci dalle catene, prima che il maniscalco ritorni! La nostra schiavitù è penosa, ve ne saremo eternamente grati!”

Kaor, Igor, Gianni e Trojan si consultano tra loro indecisi sul da farsi, e la loro aria dubbiosa inquieta gli gnomi, che ora gli gnomi fissano i quattro guerrieri in silenzio. Forse i quattro guerrieri sono la loro unica speranza di fuga. 

Uno gnomo dice a Gianni:

“Prendi, signore, accetta questo anello per suggellare il patto: questo anello serve a paralizzare gli spettri!”

Lo gnomo lancia il grosso anello a Gianni e Gianni lo mette in tasca e riflette. Trojan ricorda a Gianni di avere una pergamena per un incantesimo ricevuta dal genio della lampada di Aladino. Trojan dice a Gianni:

“Noi possiamo usare la pergamena per fare l’incantesimo o no?”

Gianni dice a Trojan:

“Già, questo è vero! Bravo! Io l’avevo dimenticato!”

Igor dice a Gianni e Trojan:

“Ma noi non facciamo prima a liberare gli gnomi?”

Kaor dice a Gianni e Trojan:

“E se noi li lasciassimo al loro destino?”

Spinto dalla grande curiosità di applicare l’incantesimo della pergamena dato dal genio della lampada a Trojan; Trojan prende la pergamena per fare l’incantesimo. L’istinto suggerisce a Trojan che è meglio non liberare questi gnomi. 

Se Hasan ibn as-Sabbah li ha rinchiusi qui ci saranno certamente delle buone ragioni, oltre all’abilità particolare di questo popolo nel fabbricare oggetti magici. Questo è il momento di usare l’incantesimo che Trojan ha ricevuto dal genio della lampada. Trojan e Kaor avevano ragione a diffidare: i pensieri di queste creature rivelano che, appena liberi, vogliono assassinare i quattro guerrieri per impadronirsi dei loro averi. Trojan, Gianni, Kaor e Igor scoppiano a ridere, felici di essere scampati a questa trappola. I quattro guerrieri abbandonano gli gnomi alla loro sorte, incuranti delle loro grida piene d’odio, ma uscendo dalla fucina, Gianni, Trojan, Kaor e Igor notano un pannello accanto alla porta. Oltre alla chiave che apre le catene degli gnomi, c’è appeso un mazzo composto di tre chiavi: la prima è di pietra verde, senza dubbio giada, la seconda è di bronzo, la terza di un metallo sconosciuto. 

Gianni dice a Kaor, Igor e Trojan:

“L’incantesimo ci è servito per sapere le intenzioni degli gnomi! Ma allora perché uno gnomo mi ha dato quell’anello così grosso?”

Kaor dice a Gianni:

“Quello gnomo ti ha dato quel grosso anello per farsi liberare da te e poi uccidendoti lui lo avrebbe ripreso con tutto ciò che c’era addosso al tuo cadavere!!”

Igor dice a Gianni:

“Prendi quelle chiavi! E dammele!”

Gianni prende le chiavi e le dà a Igor dicendogli:

“Igor! Ma che intenzioni hai tu?”

Igor dice a Gianni:

“Io vado a liberare gli gnomi!”

Kaor urla:

“No! No! Igor fermo!”

Igor con le chiavi rientra nella fucina e libera gli gnomi. Igor è indignato per il trattamento inflitto a questi poveri gnomi e Igor accetta ben volentieri di liberarli. Con le chiavi in mano Igor apre le serrature delle catene che incatenano gli gnomi.

Igor si china per liberare uno gnomo dalla catena che gli serra le caviglie, ma all’improvviso un’ombra si staglia dietro a Igor: un altro gnomo, armato di pugnale, tenta di colpire Igor. Con un forte manrovescio, Igor lo scaraventa all’altro capo della stanza, sopra un mucchio di carboni ardenti. Un orribile odore di carne bruciata invade la stanza, assieme alle grida disperate dello gnomo. Igor ne uccide con l’ascia un altro, che stava tentando di assestare ad Igor un colpo con una mazza. Igor taglia la testa con l’ascia ad un terzo prima che egli abbia il tempo di fuggire. Il coraggio di Igor e la tremenda precisione dei suoi colpi terrorizzano gli gnomi superstiti, che si lasciano incatenare tremanti. Igor asciuga l’ascia sanguinante sulla barba di uno di loro, poi Igor si avvicina deciso alla porta. Tutto questo era stato avvisato dallo incantesimo azionato da Trojan tramite la pergamena datagli dal genio della lampada di Aladino. L’incantesimo aveva preannunciato che gli gnomi avessero intenzioni assassine ma Igor per la sua immensa bontà e per il suo scetticismo non voleva crederci che questi gnomi incatenati fossero così malvagi. Igor ha pagato a sue spese rischiando di essere ucciso dagli gnomi. La ferocia e la precisione di combattimento con l’ascia hanno fatto prevalere Igor su questi gnomi malvagi. 

Finalmente ora tutti e 4 di nuovo insieme; Igor che ammette di aver sbagliato perché lui non credeva che quell’incantesimo dato dal genio a Trojan tramite una pergamena fosse valido. Igor che aveva rischiato di venire annientato dagli gnomi incatenati e poi liberati dallo stesso Igor; Igor deve capire di essere più saggio e di fidarsi di più degli incantesimi per continuare le loro ricerche. 

Igor, Kaor, Gianni e Trojan finalmente possono recarsi altrove e poter dirigersi verso il villaggio di Alazar; avendo Gianni e Trojan delle commissioni da fare.

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